Si può raccontare una storia d'amore partendo da una colonscopia? E lo si può fare restando all'interno di un quadro di semplicità e poesia? A quanto pare se si è Madame Rebinè si può eccome.
Il Paziente, un vecchio signore che non sa smettere di fumare, è nelle mani del dottor Centi, rinomato primario dell'ospedale. Eppure la rigorosa logica del vecchio Claude ci offre presto una nuova visione dei personaggi, che appaiono fragili e soli.
Ma come dice lo stesso Claude all'inizio dello spettacolo "parliamo di un ospedale per parlare della vita, dell'amore e delle folli risate", e allora ecco che la malattia diventa un pretesto per letteralmente "entrare" in un mondo diverso, dove c'è spazio per l'amore e persino per il lieto fine. Che tutto questo sia possibile grazie a una colonscopia aiuta a ironizzare, cosi come l'uso dell'acrobatica, della beat box e della giocoleria.
La compagnia Madame Rebinè vi aspetta stasera alle 19.15 e domani alle 18.45 sotto lo chapiteau di Piazza Castello (8 €, correre in biglietteria!)
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sabato 16 giugno 2012
mercoledì 13 giugno 2012
Cominciamo dalla fine: This is The End
Che cosa fareste se vi restassero soltanto cinque minuti da vivere? Se la fine del mondo fosse una cosa concreta, un esplosione di silenzio, un crescere di trombe, un vorticare incessante su se stessi?
Questa domanda viene spesso scacciata via con un gesto scettico e un mezzo sorriso, ma This is The End non parla di maledizioni Maya, mondi post apocalittici o Armageddon. Il problema fondamentale e' la morte, ma anche la vita. L'affrontare il futuro, l'incertezza, la crisi. Entrare nel tendone con palco rotante a 360 gradi, vuol dire proprio questo: essere pronti a porsi delle domande fondamentali su di noi, sui nostri valori, su cosa faremo davvero in quei cinque minuti restanti di mondo. As simple as that.
Gli studenti della CNAC (Centre National des Arts du Cirque) rispondono a questa domanda con l'eleganza del teatro e la precisione scanzonata del circo. Giovanissimi artisti si pongono gli interrogativi che la società continua a evitare, a posporre rifugiandosi nella temporanea sicurezza di stabilità, nel tranquillizzante "per ora, va tutto bene".
Ma dopo? Che succede dopo, quando i secondi che ci separano dalla fine del mondo si possono contare senza perderne il ritmo? Le risposte dei dodici giovani colpiscono in profondità. Si parla di libertà, di futuro, di incertezza e di amore. Si parla di realtà, di emozioni, di tutte le cose che contano davvero. E poi si va avanti (o indietro) più si capisce che se la fine del mondo arriverà sarà solo colpa nostra, di chi non sa sentire le risposte recitate tra i numeri alla corda o ai tessuti, di chi non sa leggere gli schermi, i corpi, i segni. Di chi non sa aprire gli occhi e vedere quanta verità ci porta l'arte.
E allora arriverà il silenzio.
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